EVANGELICA

CHIESA

Una Chiesa, tre

luoghi

LA BIBBIA

La Parola di Dio

Cosa dice la Bibbia su se stessa, sui libri che la compongono e su come si è andata formando nel corso dei secoli?

Ma perché una rivelazione «scritta» del pensiero di Dio? La nozione di un Dio supremo, creatore di tutte le cose, è presente anche tra i popoli non cristiani. Ma, come abbiamo visto, il vero Dio, il nostro Creatore, si è occupato della sua creatura dopo averla formata; non è rimasto in lontane sfere, senza alcuna relazione con l’uomo fatto alla sua immagine e secondo la sua somiglianza. Dio si è rivelato alla sua creatura!

Subito dopo il peccato di Adamo ed Eva in Eden, che portò alla rottura delle relazioni iniziali, Dio promise alla donna una «discendenza», una «progenie» liberatrice (Genesi 3:15-16), che noi sappiamo essere Gesù Cristo, e continuò a rivelarsi a quelli che si avvicinavano a Lui con fede e con umiltà. Abele, Enoc, Noè, Abramo, Isacco e Giacobbe furono beneficiari di particolari rivelazioni, sia tramite visioni o sogni, sia con la mediazione di angeli. Tuttavia, queste rivelazioni, trasmesse poi di generazione in generazione, non mantennero a lungo la loro integrità. Bisognava che gli insegnamenti divini fossero scritti; così Dio preparò dei suoi servitori per questo compito. Il primo a scrivere fu Mosè, uomo colto, istruito alla corte del faraone d’Egitto.

È soltanto lo Spirito Santo che ha reso capace sia Mosè sia tutti gli altri autori successivi, a scrivere questi testi. L’apostolo Pietro dice che «degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo» (2 Pietro 1:21).

La Bibbia è la Parola di Dio. Essa è composta da due parti: l’Antico Testamento e il Nuovo Testamento.

1 L’Antico Testamento

L’ANTICO TESTAMENTO è formato da tre gruppi di Libri:

a. Il Pentateuco

Così chiamato perché composto da cinque libri (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio), il Pentateuco è la base della rivelazione di Dio nel periodo anteriore a Gesù Cristo. Questi libri furono scritti da Mosè (ad eccezione dell’ultimo capitolo del Deuteronomio che ci racconta la sua morte sul monte Nebo). Fino all’epoca del re Davide il Pentateuco era la Parola per eccellenza; ad esso si aggiungevano soltanto alcuni libri storici. Questa Parola era la gioia di quelli che la ricercavano e se ne «nutrivano». Davide dice nel Salmo 19: «La legge dell’Eterno è perfetta, ella ristora l’anima; la testimonianza dell’Eterno è verace, rende savio il semplice. I precetti dell’Eterno sono giusti, rallegrano il cuore; il comandamento dell’Eterno è puro, illumina gli occhi... sono più desiderabili dell’oro, anzi, più di molto oro finissimo; sono più dolci del miele, anzi, di quello che stilla dai favi. Anche il tuo servitore è da essi ammaestrato; v’è gran ricompensa ad osservarli» (Salmi 19:7-8, 10-11).

Il lungo periodo che va da Mosè a Cristo è caratterizzato dal dono della «legge», data dall’Eterno al popolo d’Israele per mezzo di Mosè. Essa è composta dai dieci comandamenti e da tante altre prescrizioni e, fino alla venuta di Cristo, ha costituito la base delle relazioni di Israele con Dio. Poi venne Lui, il Figlio di Dio, il solo che l’ha veramente rispettata in tutte le sue esigenze. Egli solo poteva farlo, sia nella sua vita perfetta, sia nella sua morte in croce come vittima per il peccato.

b. I Salmi

A questa categoria appartengono tutti i libri poetici, sia i Salmi veri e propri sia gli altri libri scritti in poesia nella lingua originale (Proverbi, Ecclesiaste, Cantico dei Cantici).

I Salmi esprimono i sentimenti dei fedeli. Vi troviamo pensieri profondi, messi nel cuore degli autori dallo Spirito stesso, e che spesso oltrepassano le esperienze personali di coloro che li hanno scritti e assumono un evidente carattere profetico. Così vediamo in essi le gioie e i dolori del piccolo nucleo di Giudei fedeli dei tempi futuri (il «residuo»), ma soprattuto dei chiari riferimenti al Messia, sia nelle sue sofferenze, sia nella sua gloria presente e futura.

I credenti di tutti tempi hanno trovato nei Salmi conforto, gioia e un grande incoraggiamento alla fiducia in Dio. Le tante citazioni dei Salmi nel Nuovo Testamento ci confermano la ricchezza di questa porzione delle Sacre Scritture. Molte espressioni, tuttavia, non corrispondono ai princìpi di grazia e di misericordia che caratterizzano il Vangelo: in parecchi Salmi il fedele desidera e chiede la vendetta sui nemici, cosa che si trova d’altronde in tutto l’Antico Testamento.

I precetti morali del libro dei Proverbi sono utili in ogni tempo e le considerazioni del libro dell’Ecclesiaste hanno una portata pratica da non trascurare. Il linguaggio sublime del Cantico dei Cantici deve essere letto con rispetto, non perdendo mai di vista che la persona dell’«amico» rappresenta Cristo stesso, l’unico, l’incomparabile. Le espressioni fiorite e dolci di questo libro devono essere prese in senso simbolico per afferrarne il significato spirituale. I nostri cuori sono ravvivati dall’affetto di Colui che ci ha amati per primo e il cui amore è «forte come la morte» (Cantico dei Cantici 8:6).

c. I profeti

A questa categoria fanno parte non solo i libri dei profeti ma anche i libri storici. È la parte più cospicua delle Sacre Scritture. I racconti del passato, nei libri storici, riguardanti soprattutto la storia del popolo di Israele, hanno lo scopo di avvertire e di incoraggiare, e sono molto interessanti e utili anche pergli uomini del nostro tempo in quanto la storia si ripete.

Tramite i profeti, Dio si rivolgeva al suo popolo per avvertirlo, consolarlo, incoraggiarlo, ma spesso anche per biasimarlo. L’annuncio degli avvenimenti futuri è il carattere essenziale delle profezie dell’Antico Testamento. La profezia non è mai data per soddisfare la curiosità; se si tratta di una minaccia di giudizio, questa è fatta in anticipo per permettere ai colpevoli di umiliarsi e di pentirsi. Il richiamo alla coscienza del popolo risuona innumerevoli volte prima che il castigo venga eseguito, e questo è differito se il richiamo è ascoltato.

Il centro della profezia è Israele, ma sono pure considerate le altre nazioni (i cosiddetti Gentili, o le Genti), poiché la loro benedizione o il loro giudizio dipende dal tipo di relazione che esse hanno col popolo di Dio. L’oggetto centrale di ogni profezia e il suo scopo finale è la gloria del Messia, la sua sofferenza e la morte. Vi fanno allusione parecchi passi, ma soprattutto il capitolo 53 del profeta Isaia. Invitiamo il lettore a leggere attentamente questo meraviglioso brano.

2 Il Nuovo Testamento

IL NUOVO TESTAMENTO comprende:

a. Gli Evangeli

Gli evangeli sono quattro, e descrivono la vita del Signore Gesù. La ripetizione di certi fatti ne sottolinea l’importanza, mentre le varianti di alcuni racconti ci fanno scoprire degli aspetti differenti, che altrimenti sarebbero sconosciuti. Come una registrazione stereofonica rende più completa l’audizione di un branomusicale, così i diversi aspetti della vita, della persona e dell’opera del nostro diletto Salvatore ci sono riferiti sotto angolazioni diverse per permetterci di afferrare l’infinito del suo Essere. Le differenze non sono contraddizioni, ma sono volute dallo Spirito di Dio per rendere meglio visibili le glorie molteplici del Signore Gesù.

Possiamo notare brevemente il diverso carattere dei quattro vangeli: 
    — In Matteo il Signore Gesù è visto come re, Messia d’Israele, ma rigettato dal suo popolo. 
    — In Marco il Signore Gesù è il servitore di Dio, consacrato a Lui fino a dare la sua propria vita in perfetta ubbidienza. 
    — In Luca Gesù è visto come uomo, che assume la nostra stessa natura, escluso il peccato. 
    — In Giovanni, invece, è il Figlio di Dio che porta l’amore e la verità.

A questi quattro caratteri si ricollegano molti titoli dati a Gesù Cristo, come pure il significato simbolico di parecchi ordinamenti della legge.

b. Gli Atti degli apostoli

Il libro degli Atti (o dei Fatti), scritto da Luca e strettamente collegato al suo evangelo, è la narrazione della storia della Chiesa al suo inizio.

Il ministerio degli apostoli non fu che la continuazione di quello del Signore, come disse Egli stesso: «Chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, poiché io me ne vado al Padre» (Giovanni 14:12).

L’avvenimento principale di questo libro è il dono dello Spirito Santo. Fu proprio per mezzo della Sua potenza che gli apostoli, un tempo discepoli timorosi, hanno potuto predicare arditamente l’evangelo e compiere dei miracoli. Nei dodici primi capitoli ci è presentato soprattutto il ministerio di Pietro; a partire dal tredicesimo capitolo quello di Paolo.

Secondo l’ordine dato da Gesù, la Parola è presentata prima ai Giudei, poi ai Samaritani, poi alle altre nazioni. L’apostolo Paolo fu l’inviato del Signore per annunziare alle nazioni pagane la buona notizia della salvezza, e questo eccitò la collera dei Giudei che provocarono ovunque violente persecuzioni contro di lui.

Il carattere storico del libro degli Atti non è la cosa più importante. Oltre ai messaggi diretti, l’esempio della fede di quei primi credenti e la loro fedeltà sono un prezioso insegnamento per noi. Come nei Vangeli, parecchi racconti degli Atti hanno un senso simbolico, con il valore di istruzione e di avvertimento. Dio rivelerà al lettore attento quello che gli vuole insegnare con questo libro.

Anche se non viviamo più in quel periodo di sviluppo e di prosperità spirituale, rimangono sempre per noi le risorse di quel tempo; basta che vi attingiamo!

c. Le Epistole

Paolo scrive: «Come un savio architetto, ho posto il fondamento... Nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù» (1 Corinzi 3:10-11). Lo Spirito di Dio ha guidato gli apostoli Paolo, Pietro, Giacomo, Giovanni e Giuda a scrivere lettere indirizzate ad assemblee, a individui, oppure, con carattere più generale, all’attenzione di tutta la famiglia di Dio. Queste lettere sono state conservate, e fanno parte delle Sacre Scritture, secondo quanto dice l’apostolo Pietro: «Il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto secondo la sapienza che gli è stata data; e questo egli fa in tutte le sue epistole... che gli uomini ignoranti e instabili torcono, come anche le altre Scritture, a loro propria perdizione» (2 Pietro 3:15-16).

Tutte queste epistole hanno lo scopo di confermare la fede cristiana, ponendo il solido fondamento sulla quale essa si basa, cioè Gesù Cristo, e valorizzare la persona e l’opera del nostro Salvatore. 
    — Le epistole di Paolo sviluppano la dottrina riguardante la Chiesa, la sua unione con Cristo, la sua vocazione celeste, le funzioni dei suoi membri e i rapporti fra di loro. 
    — L’Epistola agli Ebrei non è attribuata a un autore particolare; essa si indirizza agli ebrei diventati cristiani ni per far loro conoscere l’eccellenza della Persona di Gesù e il valore della sua opera. 
    — Le epistole di Pietro riguardano soprattutto la nostra vita e le nostre sofferenze sulla terra e ci danno molti incoraggiamenti. 
    — Le epistole di Giovanni trattano della famiglia di Dio e insistono sull’amore che vi deve regnare. 
    — L’epistola di Giacomo ci esorta ad una manifestazione visibile della fede. 
    — Quella di Giuda ci avverte del pericolo dell’abbandono della fede e della verità cristiana.

Ognuna di queste epistole ha un valore permanente e non limitato a quel tempo, benché le condizioni di oggi non siano più quelle di allora. La Parola di Dio «è vivente e permanente» (1 Pietro 1:23). Dio ha pure permesso determinate circostanze, che hanno richiesto direttive speciali, perché quelle istruzioni giungessero fino a noi.

Con le Epistole, l’insegnamento dottrinale è completo e non necessita di nessuna aggiunta. «Io sono stato fatto ministro — dice l’apostolo Paolo — secondo l’ufficio datomi da Dio per voi di annunziare nella sua pienezza la Parola di Dio» (Colossesi 1:25).

d. L’Apocalisse

Il libro dell’Apocalisse ha un carattere particolare: è un libro profetico, l’unico libro profetico del Nuovo Testamento. Tale «rivelazione» (questo è il significato del termine apocalisse) è stata data all’apostolo Giovanni quand’era in esilio nell’isola di Patmo.

Il punto di partenza di questo libro è la visione gloriosa di Dio descritta nel primo capitolo. Questa visione produsse un effetto tale sull’apostolo che egli cadde come morto: il Signore si rivelò quindi a lui dicendogli: «Non temere; io sono il primo e l’ultimo, e il Vivente; e fui morto, ma ecco sono vivente per i secoli dei secoli» (Apocalisse 1:17-18). Dopo queste parole confortanti, gli disse: «Scrivi dunque le cose che hai vedute, quelle che sono e quelle che devono avvenire in seguito» (vers. 19). Questa dichiarazione è la chiave per la comprensione dell’Apocalisse: «le cose che hai vedute» sono quelle del primo capitolo; «quelle che sono» sono contenute nei capitoli 2 e 3, dove abbiamo le lettere indirizzate a sette assemblee dell’Asia, un quadro notevole della storia della Chiesa sulla terra; «Le cose che devono avvenire in seguito» è il resto del libro, a partire dal capitolo 4, in cui leggiamo al v. 1: «Sali qua ed io ti mostrerò le cose che debbono avvenire da ora innanzi».

Per non aver compreso questa divisione dell’ Apocalisse, parecchi commentatori si sono sviati nelle loro interpretazioni, applicando al periodo trascorso e all’epoca attuale quegli avvenimenti che sono invece annunciati per il tempo in cui la Chiesa non sarà più sulla terra, quindi un tempo che deve ancora venire.

I capitoli 4 e 5 descrivono simbolicamente le scene celesti che si svolgeranno dopo che, secondo la Sua promessa, i suoi riscattati saranno stati introdotti nel soggiorno glorioso della «casa del Padre suo». I capitoli 6 a 18 ci mostrano, con vari quadri simbolici, l’esecuzione dei giudizi divini sul mondo. Questo sarà allora il teatro di sconvolgimenti sociali, politici ed economici senza precedenti. A partire dal capitolo 19 abbiamo la descrizione della vittoria finale di Gesù Cristo e l’instaurazione di un regno di giustizia e di pace.

Con la menzione del giudizio finale, a partire dal capitolo 20, abbiamo l’inizio dello stato eterno, definitivo ed immutabile. Per i salvati ci saranno i nuovi cieli e la nuova terra, ma per i perduti ci sarà lo stagno di fuoco, la «seconda morte». Un appello solenne risuona ancora alla fina di questo libro, e rivolge oggi ad ogni uomo: «Chi ha sete venga: chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita» (Apocalisse 22:17).


     Apri la tua Bibbia quando…

            -Quando cerchi pace: 
                        Romani 5:1-2; Evangelo di Giovanni 14
            -Quando tutto va bene: 
                        Salmo 33; 1 Timoteo 6; Giacomo 2:1-7
            -Quando devi iniziare un nuovo compito: 
                        Salmo 1; Proverbi 16
            -Quando vuoi sapere come comportarti: 
                        Romani 12
            -Quando hai dei problemi con i tuoi familiari: 
                        Salmo 121; Isaia 40
            -Quando sei scoraggiato: 
                        Salmo 23; Salmo 42; Salmo 43
            -Quando la distretta aumenta: 
                        2 Timoteo 3; Ebrei 13
            -Quando gli amici ti abbandonano: 
                        Matteo 5; 1 Corinzi 13
            -Quando viene la tentazione: 
                        Salmo 15; Salmo 19; Salmo 139; Matteo 4; Giacomo 1
            -Quando ti senti aggravato: 
                        Salmo 34; Salmo 71
            -Quando non puoi addormentarti: 
                        Salmo 4; Salmo 56; Salmo 130
            -Quando hai bisticciato: 
                        Matteo 18; Efesini 4; Giacomo 4
            -Quando sei stanco: 
                        Salmo 75:1-7; Matteo 11:28-30
            -Quando cerchi perdono: 
                        Luca 15; Filemone
            -Quando sei ammalato o sofferente: 
                        Salmo 6; Salmo 38; Salmo 41; Salmo 67; Isaia 26
            -Quando la tua fede vien meno: 
                        Salmo 126; Salmo 146; Ebrei 11
            -Quando ti sembra che Dio sia lontano da te: 
                        Salmo 25; Salmo 125; Salmo 138; Luca 10
            -Quando ti senti solo e incerto: 
                        Salmo 27; Salmo 91; Luca 8
            -Quando temi la morte: 
                        Giovanni 11; Giovanni 17; Giovanni 20; 2 Corinzi 5
            -Quando hai peccato: 
                        Salmo 51; Isaia 53; Giovanni 3; 1 Giovanni 1
 

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